"Senza parole"
C'è un silenzio che non consola. Che non guarisce. È denso, ruvido. Sa di sangue rappreso sulle labbra, di ferro e polvere nell’aria. Di parole mai dette. Di denti serrati, per non urlare.
Ho teso le mani. Credevo in qualcosa. Un gesto che non chiedeva nulla in cambio. In qualcuno. Un’anima sincera. E invece.. muri. Facce lisce, come specchi infranti. Sorrisi affilati, cortesi, che nascondevano lame. Mani leggere, che disegnano carezze per nascondere catene.
Ogni gesto, un inganno. Ogni parola, un’esca. E io.. io ci sono cascato. Ancora.
La cattiveria non graffia. Ti scava. È fredda, precisa. Ha il passo lento del ghiaccio che entra nelle ossa. Ti guarda cadere, e sorride.
Ti chiede se stai bene, mentre ti lascia affogare con eleganza.
Il cuore.. il mio cuore.. non batte più per nessuno. Si è fatto pietra. Consumato, spento.
Le parole, quelle che avrebbero potuto salvarmi, sono morte prima di nascere, rimaste in gola. Adesso.. grattano, graffiano, come spine sotto pelle, o come la sabbia che si frantuma tra i denti.
Intorno a me, manichini. Corpi vestiti di normalità. Occhi cuciti con filo d’oro. Anime vuote, che recitano sentimenti come si indossa un abito elegante.
E in mezzo a loro, un odore lieve di cera e polvere, di stanze chiuse da troppo tempo. Capisco allora che non sono più arrabbiato. Sono lucido, ma finito.
Non parlo più. Non chiedo più. Non grido.
Ho lasciato cadere il cuore, inutile come una chiave che non apre più alcuna porta.
Ora cammino tra i resti di ciò che ero. Passo dopo passo. Come un superstite che non aspetta salvezza. Come un’ombra che non cerca più il sole.
Con la dignità silenziosa di chi ha smesso, perfino di sperare nel dolore.